Storran

In mostra, alla Galleria Storran, i giganti del secondo Novecento italiano

Il panorama dell’arte italiana, a partire dal Secondo dopoguerra, presenta uno scenario quanto mai complesso e senza dubbio tra i più interessanti, non perché le correnti artistiche antecedenti siano da meno, quanto perché il secondo Novecento, per la sua natura imprevedibile e frizzante, è specchio di un clima storico e culturale che si lascia alle spalle le devastazioni dei grandi conflitti mondiali e che guarda all’avvenire con spirito nuovo. Di rinnovamento assoluto si parla quando ci si approccia all’opera di continua ricerca di quei protagonisti indiscussi dell’arte italiana a partire, grossomodo, dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Di tendenze eterogenee, dal realismo di matrice più o meno espressionista all’astrattismo di marca geometrica o informale, dalle rielaborazioni in chiave critica della Pop Art all’instancabile indagine sullo spazio, personaggi del calibro di Carla Accardi, Franco Angeli, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Tano Festa, Lucio Fontana, Titina Maselli, Achille Pace, Emilio Scanavino, Mario Schifano, Giulio Turcato, sono entrati a pieno titolo nell’olimpo della storia dell’arte, da maestri. 

Dodici personalità differenti che si distinsero infatti per sensibilità e intraprendenza, spingendosi in maniera audace oltre i confini dell’arte e della tecnica allora codificata, facendo della sperimentazione la propria ragion d’essere e tali da divenire delle icone. 

I celebri tagli, unici e irripetibili che culminarono in quel movimento, lo Spazialismo, di cui Fontana è stato fondatore e massimo esponente, non rappresentano solo il punto di arrivo di una vita dedicata alla ricerca, ma anche uno squarcio indagatore che va oltre i limiti di quella realtà soggetta, come diceva lo stesso artista, ai limiti della materia, proponendosi di annullare il confine tra pittura e scultura, opera e spazio in cui essa insisteva. Così anche Crippa, che indagò dapprima la dimensione segnica, debitrice del lavoro di Boccioni, si lasciò entusiasmare dalle nuove possibilità “aperte” da Fontana, si cimentò in una infaticabile sperimentazione, e insieme a Scanavino, anch’egli profondo esploratore del segno, del gesto quale enigma creativo, tentarono la creazione di una nuova grammatica artistica. Obiettivo questo comune anche al gruppo Forma1, di cui fecero parte, tra gli altri, Accardi, audace sperimentatrice che congiunse le istanze astrattiste e spazialiste nei felici esiti, ad esempio, sul sicofoil, nuovo materiale plastico per l’industria che consentì la creazione di coraggiose installazioni, Dorazio altro pioniere dell’astrattismo in Italia capace di creare con la pittura sgargianti e seducenti reticolati segnici, o Turcato, astrattista come i colleghi e allo stesso modo saggiatore curioso delle possibilità offerte dal colore e dalla materia (la gommapiuma fu uno dei materiali più utilizzati dall’artista in quanto imprevedibile e capace di simulare i paesaggi lunari delle sue celebri opere). E ancora Capogrossi, i cui “pettini” o rebbi divennero il proprio marchio informale, ripetuto e declinato nelle più svariate applicazioni, e Pace, i cui delicati fili di cotone divengono segni sul colore che uniscono, ricuciono, disegnano. C’è poi l’espressione di Maselli che sempre fu restia a ogni incasellamento convenzionale e che da “solissima”, come lei stessa disse, si dedicò a tutt’altro tipo di pittura, ritraendo personaggi – con ritorno figurativista –, nonché il ferro dei grattacieli della Grande Mela. Il vivace ambiente culturale romano divenne altresì terreno fertile per quella che sarà chiamata la Giovane scuola di Roma, poi Scuola di Piazza del Popolo, nella quale spiccarono per abilità e singolarità Angeli, Festa, Schifano, i quali, analogamente a Maselli, ravvivarono l’interesse per l’immagine pittorica che non fu di certo una derivazione della Pop Art o del New Dada d’oltreoceano, ma un linguaggio parallelo che operò diversamente una critica alla società capitalista del pieno boom economico. I simboli del nuovo benessere e le icone del potere subirono velature e occultamenti nelle tele di Angeli, apparì il luccicante dinamismo cinetico nelle opere di Schifano, sedotto dalle possibilità ma anche dalle insidie della televisione e del nascente digitale, furono dissacrati i capolavori del passato, nelle visioni di Festa, reinterpretati anch’essi quali merci di scambio, nuove icone, souvenir della cultura consumistica.

Figure monumentali quindi, le quali seppero accogliere e diffondere in Italia le nuove istanze artistiche e che ci hanno lasciato, col loro lavoro, un’importante testimonianza di quel vivace periodo. La Galleria Storran propone un’interessante retrospettiva dedicata a questi pionieri dell’arte contemporanea, mettendo a confronto le loro opere in un dialogo eterogeneo e offrendo al pubblico un esaustivo e singolare spaccato di storia italiana del secondo Novecento.

Nove100
dal 19/11/2021 al 30/01/2022

Galleria Storran – Arte Moderna e Contemporanea
via Giordano Bruno, 14, Rimini

inaugurazione venerdì 19 novembre | 17.00

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